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69 risultati trovati con una ricerca vuota

  • Repubblica democratica del Congo

    Pochi giorni fa nella Repubblica Democratica del #Congo , abbiamo rischiato di perdere delle #bambine . Per raggiungere il villaggio abbiamo dovuto attraversare il fiume su zattere di fortuna, perché non esistono strade. Già questo dovrebbe far capire quanto queste comunità siano isolate e dimenticate. Una delle #bambine , di appena 8 anni, era in condizioni gravissime: una forte infezione che si stava diffondendo rapidamente, aggravata da malnutrizione severa. Il suo corpo era troppo debole per reagire. Il problema non era solo la malattia, ma l’assenza totale di ciò che per noi è normale: antibiotici, materiale medico di base, perfino le garze. In quel villaggio mancava tutto. Gli #antibiotici  erano finiti da giorni. Le scorte erano inesistenti. Abbiamo dovuto cercare disperatamente anche solo un modo per somministrare cure di emergenza. Alla fine siamo riusciti a recuperare un solo ago, uno soltanto.. È stato sterilizzato con la massima attenzione, perché non c’erano alternative. Anche le altre due bambine stanno leggermente meglio, ma non sono fuori pericolo. La #malnutrizione  rende ogni infezione una possibile condanna. Scriviamo questo messaggio per un motivo preciso: farvi capire cosa significa davvero aiutare qui. Quando chiediamo supporto o organizziamo una raccolta fondi, non lo facciamo per interesse personale. Noi non veniamo stipendiati dall’organizzazione, se non in rarissimi casi legati a progetti specifici. Ogni singolo euro raccolto va interamente per curare le persone: #ospedali , #farmaci , #antibiotici , nutrizione terapeutica, materiale medico essenziale. Per salvare vite che, altrimenti, andrebbero perse per la mancanza di cose che per noi sono scontate. Qui non si parla di numeri. Si parla di bambini. Di dolore reale. Di vite appese a un filo. E a volte, quel filo può essere un antibiotico. O un pasto. O semplicemente un ago. Aiutaci a continuare abbiamo bisogno del tuo aiuto per salvare vite..

  • Comunicato Stampa

    Operatori Sanitari del Mondo: curare dove la guerra e la povertà negano la salute Parla Claudio Scatola, Presidente e Coordinatore Medico di Operatori Sanitari del Mondo Chi è Operatori Sanitari del Mondo? «Operatori Sanitari del Mondo è un’organizzazione medico-umanitaria nata per garantire cure sanitarie a chi non ne ha accesso», spiega Claudio Scatola. «Siamo operatori sanitari, mediatori, volontari, ma soprattutto siamo persone che non riescono a voltarsi dall’altra parte davanti alla sofferenza». L’organizzazione opera in Italia e in diversi Paesi del mondo , con interventi sanitari in Africa e in aree colpite da guerre, crisi umanitarie ed emergenze sanitarie. L’Italia è ancora una priorità per voi? «Sì, e lo sarà sempre», afferma Scatola. «In cinque anni, nel nostro ambulatorio nel sud Italia , abbiamo distribuito circa un milione di farmaci a pazienti e famiglie in difficoltà economica. Anche nel nostro Paese esiste una povertà sanitaria profonda, spesso invisibile». In quali Paesi operate attualmente? «Siamo presenti in Nigeria, Burkina Faso, Senegal, Sudan,Tanzania e in modo particolare nella Repubblica Democratica del Congo , dove la guerra in corso sta provocando una crisi umanitaria devastante», spiega il Presidente. «Solo negli ultimi tre mesi abbiamo fornito a ospedali e ambulatori farmaci e attrezzature sanitarie per un valore di quasi 200.000 euro, permettendo a molte strutture di continuare a curare i pazienti». Perché il Congo e il Sudan sono così centrali nel vostro lavoro? «Perché lì la sofferenza è estrema», sottolinea Scatola. «In Congo e in Sudan la popolazione civile paga il prezzo più alto dei conflitti: ospedali senza risorse, farmaci introvabili, personale sanitario allo stremo». Proprio in queste ore, dall’Italia è partita una nuova spedizione umanitaria: oltre 150.000 euro di farmaci e attrezzature sanitarie destinati alla Repubblica Democratica del Congo. «Ogni spedizione è una corsa contro il tempo. Significa dare una possibilità concreta di sopravvivenza». Siete impegnati anche in Ucraina ? «Sì», conferma Scatola. «In Ucraina sosteniamo soprattutto gli ospedali, fornendo medicinali e dispositivi sanitari essenziali per garantire la continuità delle cure in un Paese devastato dalla guerra». Avete avviato nuovi interventi recentemente? «Da pochi mesi abbiamo iniziato a fornire farmaci anche al popolo cubano», racconta. «La crisi sanitaria a Cuba è molto grave e colpisce soprattutto i più fragili. Non potevamo restare indifferenti». Un’emergenza globale che si aggrava Negli ultimi mesi, il quadro umanitario internazionale si è ulteriormente aggravato. « I tagli ai fondi destinati alla cooperazione umanitaria da parte degli Stati Uniti stanno colpendo duramente moltissime organizzazioni», denuncia Scatola. «A questo si aggiungono gravi blocchi e sequestri di cibo terapeutico destinato ai bambini gravemente malnutriti. Parliamo di alimenti salvavita: senza di essi, migliaia di bambini rischiano di morire ». «Per questo Operatori Sanitari del Mondo ha scelto di concentrare ancora di più i propri sforzi per aiutare quante più persone possibile», aggiunge il Presidente. «Non possiamo permettere che decisioni politiche o economiche ricadano sui più fragili. Non possiamo lasciare morire dei bambini per mancanza di cure o di cibo terapeutico ». Cosa rappresentano per voi i numeri che comunicate? «I numeri servono per raccontare l’impatto», conclude Claudio Scatola, «ma dietro ogni farmaco c’è una persona. Una madre, un bambino, un anziano. Ogni vita ha lo stesso valore, ovunque nasca». L’appello finale Claudio Scatola conclude con un appello diretto: «Tutto questo lavoro è possibile solo grazie al sostegno di chi crede che la salute sia un diritto universale. Oggi chiediamo supporto e aiuti economici per continuare a portare cure, farmaci, attrezzature sanitarie e cibo terapeutico a popolazioni stremate dalla guerra, dalla povertà e dalla fame». «Dal Congo al Sudan, dall’Ucraina a Cuba, fino alle famiglie in difficoltà in Italia, ci sono persone che contano su di noi. Da soli non possiamo farcela, ma insieme possiamo continuare a esserci, dove nessun altro arriva». Operatori Sanitari del Mondo continuerà a operare con un solo principio guida: la salute non è un privilegio, ma un diritto di tutti.

  • Al presidente della repubblica Sergio Mattarella

    Richiesta di intervento a tutela del diritto alla salute nella Striscia di Gaza Egregio Signor Presidente della Repubblica On. Sergio Mattarella, mi permetto di scriverLe in qualità di Presidente e coordinatore medico dell’ONG “ Operatori Sanitari nel Mondo ”, organizzazione impegnata nella tutela del diritto alla salute e nell’assistenza alle popolazioni civili colpite da conflitti e crisi umanitarie. Nei mesi scorsi abbiamo più volte sollecitato l’attenzione del Governo italiano , anche attraverso il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale , On. Antonio Tajani, senza tuttavia ricevere risposte o segnali concreti di intervento. Per questo motivo mi rivolgo oggi a Lei, quale garante dei valori costituzionali e dei diritti fondamentali. La situazione nella Striscia di Gaza è drammatica. Le restrizioni imposte alle organizzazioni umanitarie e sanitarie internazionali stanno di fatto negando l’accesso alle cure mediche a una popolazione civile già stremata, colpendo ospedali, operatori sanitari, pazienti, bambini e persone vulnerabili. Non si tratta solo di una crisi politica o militare, ma di una violazione del diritto universale alla salute, riconosciuto dal diritto internazionale e dai principi fondamentali della nostra Costituzione. È inaccettabile che, in qualsiasi Paese o contesto, si arrivi a eliminare il diritto alla salute come strumento di pressione o conseguenza del conflitto. La salute non può essere un obiettivo militare, né un danno collaterale tollerabile. Confidiamo che l’Italia, anche attraverso il Suo autorevole ruolo, possa intervenire con fermezza nelle sedi internazionali per: difendere l’accesso umanitario e sanitario; tutelare il lavoro delle ONG indipendenti; riaffermare il principio che i diritti umani, a partire dal diritto alla vita e alla salute, non sono negoziabili. Certi della Sua sensibilità e del Suo impegno costante per la pace e la dignità umana, restiamo in attesa di un segnale concreto di attenzione e responsabilità. Con osservanza, Claudio Scatola Presidente e Coordinatore Medico Operatori Sanitari nel Mondo

  • Condanniamo questo grave atto di aggressione contro il popolo venezuelano

    Napoli 04/01/2026 – L’ ONG Operatori Sanitari del Mondo ha espresso oggi una dura condanna per quello che definisce un grave atto di aggressione contro il popolo venezuelano e il sequestro del Presidente legittimo della Repubblica Bolivariana del Venezuela , denunciando una palese violazione del diritto internazionale e della sovranità nazionale. «Ci troviamo di fronte a un’azione che calpesta i principi fondamentali sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, in particolare il rispetto dell’autodeterminazione dei popoli e il divieto di ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano», ha dichiarato Claudio Scatola, Presidente e Coordinatore Medico dell’organizzazione. Secondo l’ONG, le motivazioni ufficiali addotte per giustificare tali azioni risultano prive di riscontri concreti. «Non esistono prove credibili, né decisioni giudiziarie internazionali, che dimostrino un coinvolgimento del Presidente del Venezuela in attività di narcotraffico. Queste accuse appaiono come uno strumento politico di delegittimazione, utilizzato per costruire un pretesto all’intervento e alla destabilizzazione del Paese», ha affermato Scatola. L’organizzazione sottolinea inoltre come «sia sempre più evidente che alla base di queste operazioni vi siano interessi economici e strategici, in particolare legati al controllo delle risorse energetiche del Venezuela, piuttosto che reali preoccupazioni per la sicurezza internazionale o la democrazia». Nel comunicato, Operatori Sanitari del Mondo critica apertamente l’approccio unilaterale adottato dagli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump. «Nessun leader mondiale può arrogarsi il diritto di decidere il destino di un altro Paese al di fuori di qualsiasi quadro multilaterale. Questo comportamento mina l’ordine internazionale e apre la strada a nuovi conflitti», ha dichiarato Scatola. In qualità di organizzazione umanitaria e sanitaria, l’ONG richiama l’attenzione sulle conseguenze dirette per la popolazione civile. «Le prime vittime di queste politiche sono sempre i cittadini comuni: malati, bambini, anziani e persone vulnerabili. Le sanzioni e le azioni coercitive compromettono gravemente il diritto alla salute e all’accesso alle cure», si legge nella nota. Operatori Sanitari del Mondo ha infine rivolto un appello alla comunità internazionale, alle Nazioni Unite e alle principali organizzazioni umanitarie affinché «intervengano con urgenza per fermare ogni atto di violenza e promuovere una soluzione basata sul dialogo, sul rispetto del diritto internazionale e sulla tutela dei diritti umani». « La pace, la salute e la dignità di un popolo non possono essere sacrificate per interessi economici. Il Venezuela ha il diritto di decidere liberamente il proprio futuro », ha concluso Scatola.

  • CASTELVOLTURNO ITALIA

    #CastelVolturno   #Italia Qui, in questo piccolo centro, facciamo ogni giorno quello che la #sanità  italiana e il #governo  non stanno facendo. Curiamo #bambini .. #figli  di #famiglie   #migranti  che spesso non esistono per il sistema. Accogliamo persone che arrivano con #patologie  complesse, #malattie  rare, condizioni croniche mai seguite. Assistiamo vittime di tratta, #ragazze  abbandonate sulla strada e costrette a prostituirsi. Seguiamo ragazze/i sieropositivi, #donne  e #ragazze  transessuali, persone invisibili, respinte, dimenticate. Qui non chiediamo documenti prima di curare. Non chiediamo da dove vieni, chi sei, cosa fai. Qui la #salute  viene prima di tutto. Eppure, mentre noi cerchiamo di fare il possibile con risorse minime, il #GovernoMeloni  continua a tagliare fondi alla sanità, lasciando territori fragili come Castel Volturno sempre più soli. Questo ambulatorio non dovrebbe esistere per tappare i buchi dello Stato. Dovrebbe esistere insieme a una sanità pubblica forte, inclusiva, presente. Finché così non sarà, noi continueremo a fare la nostra parte. Ma non possiamo e non dobbiamo essere lasciati soli. #repost   #twitter http://osnm.it

  • Giornata Mondiale contro l'Aids

    Oggi si celebra la Giornata Mondiale contro l'Aids, e proprio mentre tornavo a casa in macchina sentivo nella radio che sono in aumento i casi, di tanto. Non se ne parla, o si parla sempre poco, ma quando di 138 test, 72 sono positivi, forse è il caso di affrontare il problema. OSNM - R.I.A. "Operatori Sanitari nel Mondo" @OSNMITALY · 30 nov 1° Dicembre: Giornata Mondiale contro L' #AIDS Prevenzione e Consapevolezza per Vincere una Battaglia comune.. Oggi è la Giornata Mondiale contro l’AIDS un momento per fermarsi e riflettere su una #pandemia silenziosa che colpisce milioni di persone in tutto il mondo. Nonostante decenni di lotta, il #virus continua a mietere vittime oltre 39 milioni di persone convivono con l’#HIV, e ogni anno 1,5 milioni (secondo noi molte di più) di nuove infezioni si aggiungono a questa tragica statistica. Ma dietro i numeri ci sono vite, storie, sogni che meritano di essere salvati. Il nemico più grande dell’#HIV non è solo il virus stesso, ma il silenzio e l’ignoranza. È ora di parlare, di rompere i tabù, di educare. Ognuno di noi ha un ruolo in questa battaglia: _parlare di prevenzione, diffondere informazioni, e soprattutto abbattere i pregiudizi che isolano chi vive con il #virus. La prevenzione è una scelta di vita... L’uso del #preservativo, i #test regolari e l’accesso a informazioni affidabili sono strumenti semplici ma potentissimi che possono salvare vite. Eppure, in troppe parti del mondo, queste risorse non sono disponibili o vengono ignorate per mancanza di educazione e sensibilizzazione. Questo è inaccettabile!!!!! Non possiamo chiudere gli occhi. Non possiamo fingere che il problema non esista. Ogni giorno migliaia di persone si trovano faccia a faccia con l’HIV, ma con il giusto supporto e l’accesso alle cure, possono vivere una vita piena e significativa. L’HIV è una sfida globale, ma non è imbattibile. Oggi ( COME TUTTI I GIORNI) Facciamo ognuno la nostra parte informiamoci, proteggiamoci, SENSIBILIZZIAMO e ricordiamo che l’unica battaglia persa è quella che non combattiamo!! Il miglior modo per sapere se si ha l'#HIV è quello di fare il test. Molte persone si sentono nervose all'idea di sottoporsi al test, ma i motivi per farlo superano di gran lunga le ragioni per non farlo. Chi deve essere sottoposto a test per l'HIV? chi ha fatto sesso senza #preservativo chi ha utilizzato #aghi condivisi per iniettare #farmaci o #droghe Chi si è messo a rischio di #HIV in qualsiasi altro modo ed è preoccupato di averlo contratto. Fare il test per l'HIV periodicamente è una buona abitudine per tutte le persone #sessualmente attive, per vivere in modo più sereno le proprie relazioni. Il test è veloce e facile. Il #test vi permetterà di sapere se siete #postivi al #virus agendo tempestivamente, e proteggere così le persone che amate. È normale essere preoccupati per l'HIV, ma il test può aiutare a ridurre l'ansia di non sapere. Se il risultato è positivo (cioè indica la presenza di virus HIV nel corpo), è sempre meglio venirne a conoscenza, in modo da poter iniziare la terapia il prima possibile. Se si ha l'HIV, la diagnosi precoce e l'inizio immediato della #terapia permette una #vita lunga e sana. Cominciare subito la #terapia evita infatti il danno al sistema immunitario e previene lo stato infiammatorio cronico, che favorisce lo sviluppo di patologie come aterosclerosi, infarti, ictus, diabete ed ipertensione. Fare con regolarità il #test HIV e conoscere il proprio stato sierologico è importante anche per salvaguardare la salute sessuale dei partners. Una persona #sieropositiva, può evitare di trasmettere HIV al proprio partner usando il #preservativo e prendendo in modo corretto le terapie antiretrovirali. Chi scopre di essere sieropositivo, dovrebbe incoraggiare il proprio partner a fare a sua volta il test. Continuate ad amarvi, ma fatelo in sicurezza. Non lasciate che la paura governi la vostra vita. Se pensate di aver corso un rischio, non fatevi bloccare dal panico. Venite e parliamone, vi faremo comprendere che non tutto è perduto, ed anche se foste postivi, grazie alle terapie, potrete continuare ad avere una vita piena.

  • EBOLA

    CHE COS’È L’EBOLA L’Ebola ( Malattia da Virus Ebola – MVE ) è un’infezione virale grave causata dai filovirus, in particolare dalle specie Zaire ebolavirus, Sudan ebolavirus e altre. Come si trasmette Contatto diretto con sangue o fluidi corporei di una persona infetta (malata o deceduta). Contatto con superfici contaminate. Contatto con animali infetti (es. pipistrelli della frutta, primati). NON è trasmessa per via aerea come il raffreddore (richiede contatto stretto con fluidi). Sintomi Di solito iniziano 2–21 giorni dopo il contagio: febbre alta affaticamento estremo dolori muscolari vomito e diarrea rash cutaneo emorragie interne/esterne nei casi gravi La mortalità varia molto (dal 25% all’80% a seconda del ceppo e della qualità dell’assistenza). 💉 IL VACCINO CONTRO L’EBOLA Esiste un vaccino altamente efficace contro il ceppo più pericoloso (Zaire ebolavirus). Vaccino approvato: rVSV-ZEBOV (Ervebo) Sviluppato da Merck. È un vaccino vivo attenuato ricombinante. Si usa soprattutto in Africa durante focolai per protezione di: operatori sanitari contatti dei pazienti popolazioni ad alto rischio Efficacia Molto alta (studi indicano efficacia > 90% durante focolai). Limiti Funziona solo contro il ceppo Zaire, non per tutti i tipi di Ebola. Non è usato come vaccino di massa globale, ma mirato ai focolai. 💊 CURE E FARMACI CONTRO L’EBOLA Non esiste una “cura miracolosa”, ma oggi la sopravvivenza è molto più alta rispetto al passato grazie a terapie mirate e cure di supporto. ✔️ Farmaci antivirali approvati / raccomandati Due terapie con anticorpi monoclonali si sono dimostrate efficaci contro Zaire ebolavirus: 1️⃣ REGN-EB3 (Inmazeb) Combinazione di tre anticorpi monoclonali. Aiuta il sistema immunitario a neutralizzare il virus. 2️⃣ mAb114 (Ebanga) Anticorpo monoclonale isolato da un sopravvissuto a Ebola. Riduce significativamente la mortalità se somministrato presto. > Nota: Questi trattamenti sono disponibili soprattutto nelle zone colpite, somministrati in centri specializzati. 🏥 Cure di supporto (fondamentali) La maggior parte della sopravvivenza dipende da: reidratazione endovenosa gestione degli elettroliti trasfusioni di sangue o plasma, quando necessario trattamento delle infezioni secondarie supporto multiorgano Queste cure, se fatte tempestivamente, riducono moltissimo la mortalità. DIAGNOSI Si esegue tramite: PCR (test molecolare) Antigen test (meno sensibili) Analisi di laboratorio in strutture specializzate ad alta biosicurezza PREVENZIONE Evitare contatto con fluidi corporei di persone malate. Indossare dispositivi di protezione (soprattutto operatori sanitari). Rito funerari sicuri (molti contagi avvenivano durante i funerali). Vaccinazione nelle zone colpite. Tracciamento contatti e isolamento dei cas EPIDEMIE IMPORTANTI Epidemia dell’Africa Occidentale (2014–2016) → La più grande mai registrata (oltre 11.000 morti). Focolai ricorrenti nella Repubblica Democratica del Congo. Piccoli focolai anche in Uganda e Sudan. 🔍 COSA SAPPIAMO OGGI La ricerca continua per nuovi vaccini contro più ceppi (non solo Zaire). Si stanno sviluppando terapie antivirali più facili da somministrare. Migliorano i sistemi di risposta rapida per evitare epidemie estese. I CEPPi DEL VIRUS EBOLA Esistono 6 specie conosciute del genere Ebolavirus (famiglia Filoviridae). Non tutti causano malattie nell’uomo. 1️⃣ Zaire ebolavirus (EBOV) Il più letale e il più noto. Mortalità: 50–90% nei focolai non trattati. Responsabile dell’epidemia dell’Africa Occidentale 2014–2016 e dei grandi focolai nella RDC. Trasmissibilità elevata tra gli umani. Vaccino efficace disponibile: rVSV-ZEBOV (Ervebo). Terapie efficaci: REGN-EB3 (Inmazeb) e mAb114 (Ebanga). È il ceppo che preoccupa di più la sanità globale. 2️⃣ Sudan ebolavirus (SUDV) Secondo per gravità. Mortalità: circa 40–60% (può variare). Ha causato più epidemie in Uganda e Sudan. Non esiste un vaccino approvato commerciale, ma sono in corso sperimentazioni. Gli anticorpi monoclonali usati per il ceppo Zaire NON funzionano bene contro questo ceppo. 3️⃣ Bundibugyo ebolavirus (BDBV) Meno noto ma comunque pericoloso. Mortalità: circa 25–40%. Identificato in Uganda nel 2007. Epidemie più piccole e circoscritte. Nessun vaccino approvato specifico. Meno trasmissibile del ceppo Zaire. 4️⃣ Taï Forest ebolavirus (TAFV) Raro e poco documentato. Solo un caso umano confermato (1994, Costa d’Avorio). Sembra avere bassa trasmissibilità. Difficile stimare la mortalità per mancanza di dati. Nessun vaccino specifico. 5️⃣ Reston ebolavirus (RESTV) Non causa malattia grave negli esseri umani. Diffuso nelle Filippine e in alcuni animali in Asia (soprattutto scimmie e suini). Gli umani possono infettarsi, ma finora non ha causato malattie cliniche negli uomini. Altamente letale però per alcune specie di primati e per i maiali. Nessun vaccino specifico. 6️⃣ Bombali ebolavirus (BOMV) L’ultimo scoperto (2018). Identificato nei pipistrelli in Sierra Leone. Non ci sono casi umani confermati finora. Non si conosce la sua potenziale pericolosità. È oggetto di monitoraggio. Ceppo Mortalità Umani colpiti? Vaccino? Note Zaire 50–90% Sì ✔️ rVSV-ZEBOV Il più pericoloso e diffuso Sudan 40–60% Sì ⚠️ In sviluppo Secondo più grave Bundibugyo 25–40% Sì ❌ Epidemie più contenute Taï Forest ? Rarissimo ❌ Solo un caso umano Reston 0% negli umani Sì (ma senza malattia) ❌ Pericoloso per animali Bombali ? Non noti casi ❌ Recentemente scoperto Perché alcuni ceppi sono più letali? Dipende da: capacità del virus di evitare il sistema immunitario facilità di replicazione capacità di invadere organi vitali risposta infiammatoria scatenata Il ceppo Zaire ha una combinazione molto aggressiva di questi fattori, mentre ceppi come Reston sono più "deboli" nell’uomo.

  • Morire con il diabete

    Giornata Mondiale del Diabete: in molte zone d’ Africa il diabete è una condanna a morte Oggi, nella Giornata Mondiale del Diabete , è importante ricordare non solo la crescita globale di questa malattia, ma anche le gravi disuguaglianze che esistono tra Nord e Sud del mondo. In molte regioni dell’Africa, avere il diabete non è solo una condizione cronica di salute: senza accesso ai farmaci salvavita, può diventare una condanna a morte. La dura realtà in Africa Nella Regione Africana, si stima che 54 milioni di adulti fossero affetti da diabete nel 2022, ma oltre la metà di loro rimane non diagnosticata e non trattata. il tasso di mortalità prematura da diabete (cioè decessi prima dei 70 anni) nella Regione Africana è del 58%, ben al di sopra della media globale, che è del 48%. Il tasso di mortalità standardizzato per età per il diabete in Africa è di 48 morti ogni 100.000 abitanti, più del doppio rispetto alla media globale di 23 per 100.000. Secondo il Diabetes Atlas (IDF), nel 2021 in Africa ci sono stati circa 416.000 decessi dovuti al diabete. Perché così tante persone muoiono Il problema non è solo la malattia, ma l’impossibilità di accedere ai trattamenti essenziali: 1. Accesso all’insulina L’insulina è un farmaco vitale, soprattutto per le persone con diabete di tipo 1. Ma, come segnalato dalla Letteratura scientifica, in molti paesi africani l’accesso all’insulina è fortemente limitato. In paesi come la Repubblica Democratica del Congo, le persone con diabete di tipo 1 possono avere accesso all’insulina meno del 25% delle volte. La causa principale è il prezzo elevato dell’insulina, oltre che questioni legate a una rete sanitaria debole, importazioni costose, e la mancanza di un sistema sanitario sostenibile per le malattie croniche. 2. Barriere alla diagnosi Solo il 46% delle persone che vivono con il diabete nella regione africana sanno di averlo. Mancano strutture di test, personale sanitario formato, sensibilizzazione sulla malattia e consapevolezza tra la popolazione. Senza diagnosi, molte persone arrivano alle complicazioni gravi troppo tardi, quando il trattamento è più complicato e costoso o addirittura inesistente. 3. Sistemi sanitari deboli Pochi Paesi africani hanno una disponibilità stabile di farmaci essenziali per le malattie croniche nei loro ospedali pubblici. Ad esempio, un sondaggio del 2019 ha trovato che solo il 36% dei Paesi nella regione africana ha tali farmaci disponibili negli ospedali di distretto. Questo vuol dire che anche se il farmaco esiste sul mercato, non sempre è presente nelle strutture sanitarie di base, o è troppo costoso per la maggior parte della popolazione. Le conseguenze Quando non si ha accesso a una cura adeguata: Le persone sviluppano complicazioni gravi (cardiopatia, insufficienza renale, amputazioni, cecità) L’aspettativa di vita può essere molto ridotta: in casi estremi, come in alcune aree rurali, un bambino con diabete di tipo 1 può vivere solo pochi mesi senza un trattamento adeguato. Il peso economico ricade non solo sulle persone e sulle famiglie, ma anche sui sistemi sanitari: il diabete rappresenta un onere significativo in termini di cure, produttività persa e mortalità prematura. Il nostro appello Noi di OSNM lanciamo un messaggio chiaro in questa Giornata Mondiale del Diabete: I farmaci salvavita devono essere accessibili. Non è accettabile che in pieno XXI secolo, in molte parti dell’Africa, una diagnosi come il diabete equivalga a una sentenza, semplicemente perché il trattamento è fuori dalla portata economica. Chiediamo che l’insulina e altri farmaci essenziali per il diabete abbiano un prezzo giusto, compatibile con le economie locali, oppure che siano forniti gratuitamente nei sistemi sanitari pubblici. È necessario che i governi, le agenzie internazionali, le aziende farmaceutiche e le ONG cooperino per rendere sostenibile e universale l’accesso alla cura per il diabete. Serve anche rafforzare i sistemi sanitari locali: investire nella diagnosi precoce, formare il personale sanitario, garantire la distribuzione e la conservazione dei farmaci. Conclusione Oggi, mentre il mondo celebra la Giornata Mondiale del Diabete, non possiamo dimenticare le persone che vivono dove la cura è un privilegio. Per molti africani, il diabete non è una patologia con cui convivere, ma una minaccia esistenziale. Noi di OSNM crediamo fermamente che nessuno debba morire per una malattia curabile. Chiediamo un impegno globale: accesso equo, prezzi giusti, solidarietà concreta. Perché la vita è un diritto, non una questione di portafoglio

  • APPELLO URGENTE – El Fasher #SUDAN

    La situazione a El Fasher, capitale del #Darfur settentrionale, è drammatica. Migliaia di #civili, tra cui #bambini, #donne e #anziani, sono intrappolati sotto i #bombardamenti e privi di accesso a #cibo, #acqua e cure #mediche. Le strutture #sanitarie sono allo stremo e gli operatori umanitari faticano a raggiungere chi ha più bisogno di aiuto. (Quasi impossibile) #Famiglie intere stanno cercando disperatamente di fuggire, ma le vie di evacuazione restano pericolose o bloccate. Ogni ora di silenzio significa altre vite in pericolo. Operatori Sanitari nel Mondo lancia un appello urgente: che venga risparmiata la vita dei #civili di El Fasher e che venga garantito loro un passaggio sicuro verso zone più sicure. 🔴Facciamo appello alla comunità internazionale, ai media e a tutte le persone di buona volontà: non restiamo indifferenti di fronte a questa tragedia. Claudio Scatola non interviene in qualità di responsabile o coordinatore medico dell’organizzazione, ma come essere umano El Fasher non deve essere dimenticata. ➡️Condividete questo messaggio. ➡️Date voce a chi oggi non può parlare. El Fasher ha bisogno di noi. Adesso!!! www.osnm.it #ElFasher #Darfur #EmergenzaSudan #OperatoriSanitariNelMondo #AppelloUmanitario #Pace #Solidarietà

  • Nel nord della Nigeria la violenza continua a colpire duramente

    Perché abbiamo deciso di alzare la nostra bandiera nel nord e sud della #Nigeria  ? Nel nord della Nigeria la violenza continua a colpire duramente la #popolazione . Ogni giorno, #uomini , #donne  e #bambini  vengono uccisi o costretti a fuggire solo per la loro fede (cristiani) o per il desiderio di vivere liberi. Alla paura si aggiunge la #fame : la #malnutrizione  cresce senza sosta, soprattutto tra i più piccoli e le #famiglie  più vulnerabili. Anche se i numeri restano incerti, la sofferenza di queste comunità è reale e profonda. Si stima che oltre 90.000 persone abbiano perso la vita a causa di crimini commessi da gruppi armati, #malattie  e #denutrizione . Tra le principali emergenze #sanitarie  ci sono il #colera , l’ #HIV  e una malattia terribile che colpisce i bambini più poveri: il #NOMA  un’infezione devastante che distrugge i tessuti del viso e lascia segni profondi nel corpo e nell’anima. È proprio per questo che Operatori Sanitari nel Mondo ha scelto di essere presente anche qui: per portare #cure , #cido   #speranza  e una nuova cultura di solidarietà, accanto a chi vive nell’ombra della paura ma non smette di credere nella vita. Aiutaci a salvare vite/Aiutaci a curare

  • CLAUDIO SCATOLA PRESIDENTE OSNM CIÒ CHE SUCCEDE IN LIBIA È UNA VERGOGNA CHE L’ITALIA STA FINANZIANDO

    Parla come presidente di #OSNM ma soprattutto come essere #umano che non può più restare in silenzio. Quello che accade in #Libia è una vergogna storica, inaccettabile, disumana. Parla Claudio Scatola presidente di Operatori Sanitari nel Mondo l’Italia, il nostro governo,ne è complice. Finanziamo centri di detenzione. Finanziamo #torture. Finanziamo #stupri. E lo facciamo in nome del controllo dei flussi #migratori. Una follia. Dal 2017 l’Italia ha stretto un patto con il MALE Ha finanziato, addestrato e legittimato #milizie armate travestite da “guardia costiera” libica. Ha pagato per far sì che #persone in fuga dalla fame, dalla guerra, dalle torture... non arrivassero da noi. Abbiamo esternalizzato la frontiera. Ma anche la nostra coscienza. Queste persone vengono intercettate in mare, riportate indietro e rinchiuse in veri e propri #lager. Dove subiscono #stupri, #pestaggi, lavori forzati, fame, sete, malattie, umiliazioni quotidiane #Donne incinte violentate davanti agli occhi dei #figli. Giovani venduti come #schiavi. Uomini massacrati con tubi di ferro. E tutto questo lo stiamo pagando con soldi pubblici. Con i soldi delle nostre tasse. Con le firme dei nostri ministri. Con il silenzio dei nostri parlamentari... Sono tre i più pericolosi quella donna che si fa chiamare presidente, assetata di potere.. Abbiamo il ministro Salvini che non riesce manco a far circolare come Dio comanda i treni in Italia e il suo unico pensiero sono i migranti.. E poi c'è Piantedosi non posso esprimere il mio disprezzo perché userei paroloni troppo forti. A #CastelVolturno, ogni giorno arrivano #uomini e #donne sopravvissuti a quell’inferno. Non servono statistiche, basta guardarli negli occhi. I loro corpi parlano. Le cicatrici sulle braccia, i traumi nello sguardo, le parole spezzate che raccontano l’indicibile. E ora aggiungiamo l’ultimo episodio perché bisogna avere il coraggio di nominarlo: Il giorno 24 agosto 2025, la nave umanitaria #OceanViking, stava salvando 87 persone in mare, in acque internazionali al largo della #Libia mentre svolgeva il suo compito SALVARE VITE è stata presa sotto tiro. Tra spari, vetri che esplodono, equipaggiamento danneggiato. E quel che è ancora più grave: la motovedetta che ha sparato era una imbarcazione donata all’Italia e successivamente trasferita alla “guardia costiera libica”, (se così vogliamo chiamarla) In altre parole: le nostre mani, le nostre leggi, i nostri accordi hanno armato e abilitato chi oggi spara su chi salva vite. Se non è vergogna questa, cos’è? Io dico basta. Lo diciamo come OSNM. Lo diciamo come cittadini liberi. Volete davvero fermare l’ immigrazione? Allora smettete di finanziare guerre, di inviare armi, di saccheggiare l’Africa. Restituite all’Africa ciò che è dell’Africa. Restituite dignità a un continente che avete prima colonizzato, poi tradito, e oggi state ancora usando come discarica umana. L’immigrazione non si ferma con i lager. Si ferma con la giustizia. Con la pace. Con la verità. Bisogna fermate subito l’accordo Italia‑Libia. Fermate la complicità con i torturatori. Fermate questa barbarie fatta con i soldi dei cittadini italiani. Se non lo facciamo adesso, un giorno dovremo rispondere alla storia. E non potremo dire: “Non sapevamo”. Grazie a tutti voi ragazzi, mi raccomando ricordatevi queste parole che voi siete il futuro la nostra unica speranza

  • Nel cuore del SUDAN El Fasher muore in silenzio

    A #ElFasher, #Sudan oltre 260.000 civili metà dei quali #bambini vivono intrappolati in una catastrofe umanitaria. La #città conta quasi 400.000 abitanti, è da mesi sotto assedio da parte delle forze paramilitari. L'accesso a #cibo, #acqua e beni essenziali è praticamente impossibile: i mercati sono vuoti, i prezzi alle stelle, e le cucine comunitarie ultimo baluardo di solidarietà sono state chiuse in molte aree. La #fame ha raggiunto livelli estremi. Le #famiglie, rimaste senza alternative, sono costrette a sopravvivere con impasti fatti di legumi secchi e mangimi per #animali, mischiati con acqua e spezie per renderli appena commestibili. È una testimonianza disperata della gravità della carestia. Ma non c’è solo la fame. Le violenze aumentano di giorno in giorno: #civili sotto attacco, colpi d’artiglieria, raid nei campi per sfollati. Le #donne e i bambini sono spesso le prime vittime di questa #guerra che rende impossibile qualsiasi intervento #umanitario. Intanto, si diffonde un’altra emergenza: il #COLERA Da luglio, sono stati segnalati oltre 122.000 casi sospetti e più di 3.400 morti. Senza acqua pulita, né servizi igienici, la #malattia avanza, mentre gli #OperatoriUmanitari faticano ad arrivare. A peggiorare tutto, ci si è messo anche il clima. Prima le alluvioni, che hanno distrutto case e raccolti, poi la siccità, che ha compromesso la produzione agricola. El Fasher oggi è il simbolo di una crisi umanitaria che intreccia #guerra, #fame, #malattie e cambiamenti climatici estremi. Se non si interviene subito, migliaia di vite sono destinate a spezzarsi nel silenzio

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