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77 risultati trovati con una ricerca vuota

  • Intervista a Therese' Radaelli coordinatrice e responsabile dei progetti in AFRICA

    Da quanti anni lavorate nell’est del Congo? Lavoriamo nell’est del Congo da circa cinque anni, in un contesto estremamente complesso dal punto di vista sanitario e umanitario. In quali province o comunità siete presenti attualmente? Siamo presenti principalmente nelle province del Nord Kivu e del Sud Kivu, collaborando con ospedali, centri sanitari e comunità locali. Quali sono i principali problemi sanitari e umanitari che affrontate ogni giorno? Le emergenze principali sono la malnutrizione, i conflitti armati che generano insicurezza e sfollamenti, la carenza di farmaci e il difficile accesso alle cure mediche. Quali categorie di persone hanno più bisogno di assistenza? I più vulnerabili sono soprattutto bambini e donne, in particolare madri e minori colpiti da malnutrizione, povertà e conseguenze del conflitto. Qual è l’impatto del conflitto sulla salute e sulla vita quotidiana della popolazione? Il conflitto limita fortemente l’accesso agli ospedali e ai farmaci, rende difficile reperire cibo e costringe molte famiglie a vivere in condizioni estremamente precarie. Quali difficoltà incontrate nel mantenere operative cliniche, ospedali e centri medici nelle zone più isolate? Le difficoltà principali riguardano la sicurezza e l’accessibilità: molte aree sono difficili da raggiungere a causa delle condizioni delle strade e della presenza di gruppi armati. A che livello è oggi la sostenibilità delle strutture sanitarie dove operate? Molte strutture sopravvivono con enormi difficoltà economiche. Spesso mancano i fondi necessari per garantire manutenzione, personale e continuità dei servizi. Quali sono oggi le vostre necessità più urgenti? Abbiamo bisogno cibo terapeutico per la malnutrizione pronto all'uso di farmaci di base, medicinali per malattie croniche come il diabete, antidolorifici, attrezzature mediche e fondi per sostenere il personale sanitario locale. Perché secondo voi è difficile trovare finanziamenti per progetti umanitari nell’est del Congo? La crisi economica globale e altre guerre attirano gran parte dell’attenzione internazionale. Inoltre, il Congo rimane spesso poco raccontato dai media e questo riduce la sensibilità dell’opinione pubblica. In che modo la mancanza di fondi limita concretamente il vostro lavoro sul campo? Senza finanziamenti è impossibile garantire continuità agli aiuti: meno farmaci, meno personale, meno interventi salvavita. Che problemi incontrate con la dogana quando spedite medicinali e aiuti umanitari? I costi di importazione sono molto elevati e la corruzione rappresenta ancora un ostacolo concreto. Quanto incidono ritardi burocratici e costi di importazione sulla possibilità di salvare vite? Incidono moltissimo. Ritardi e blocchi burocratici possono compromettere interventi urgenti e mettere a rischio vite umane. La corruzione locale rappresenta ancora un ostacolo importante? In che modo? Sì. In alcuni casi gli aiuti o i materiali possono essere sequestrati o bloccati, rallentando il lavoro umanitario. Quali rischi affrontano quotidianamente i vostri operatori sanitari e volontari? I principali rischi riguardano la sicurezza personale, soprattutto nelle aree colpite dai combattimenti o difficili da raggiungere. Come collaborate con le comunità locali per garantire cure durature? Lavoriamo attraverso piccoli ospedali e centri sanitari decentrati, formando personale locale e raggiungendo direttamente le comunità più isolate. Quali risultati concreti avete ottenuto negli ultimi anni? Abbiamo contribuito ad aumentare il numero di bambini usciti dalla malnutrizione acuta e migliorato l’accesso alle cure in diverse comunità vulnerabili. Quali sono le emergenze sanitarie più frequenti nella regione? Le emergenze più frequenti sono i traumi legati alla guerra, la malnutrizione e le epidemie. Quanto è difficile raggiungere i villaggi più isolati? È molto difficile, sia per le condizioni delle strade sia per i problemi di sicurezza. Cosa succederebbe alla popolazione locale se questi progetti umanitari venissero interrotti? La situazione, già estremamente fragile, peggiorerebbe rapidamente, lasciando migliaia di persone senza cure e assistenza. In che modo aziende, fondazioni e donatori internazionali possono contribuire concretamente? È fondamentale aumentare i bandi e rendere accessibili i finanziamenti anche alle piccole ONG, che spesso svolgono un lavoro essenziale sul territorio. Qual è il messaggio che volete lanciare a chi potrebbe decidere di sostenervi? Chiediamo di non dimenticare le persone che vivono in condizioni di estrema difficoltà. Anche un piccolo aiuto può fare la differenza e salvare vite umane. Therese' Radaelli coordinatrice e responsabile dei progetti in AFRICA

  • Emergenza sanitaria a Cuba a parlare e Yeny Brizuelas responsabile dei Progetti Cuba

    Da quanto tempo operate a Cuba e in quali zone siete presenti? Operiamo a Cuba dallo scorso novembre. Attualmente siamo presenti in modo stabile a Camagüey, Isla de la Juventud e L'Avana, ma le nostre missioni umanitarie e le donazioni hanno raggiunto anche le province di Matanzas, Holguín, Santiago de Cuba, Pinar del Río e Granma. Qual è oggi la situazione sanitaria più grave che avete trovato sull’isola? La situazione sanitaria è estremamente critica. Il Paese sta affrontando una gravissima carenza di medicinali e forniture mediche. Le farmacie dispongono di meno del 25% dei farmaci necessari alla popolazione e anche gli ospedali lavorano con risorse ridotte al minimo. In molte strutture mancano materiali basilari indispensabili per le cure quotidiane. Quanti volontari sono attualmente impegnati nelle vostre missioni umanitarie? Attualmente sono impegnati 12 volontari. Che tipo di personale partecipa alle missioni? Le missioni coinvolgono figure professionali e volontari provenienti da diversi ambiti: Medici, Infermieri, Tecnici sanitari, Giornalisti, Studenti di medicina Volontari delle comunità locali presenti nelle diverse province del Paese Quali ospedali o strutture sanitarie state supportando in questo momento? A L’Avana Ospedale Manuel Fajardo Istituto di Cardiologia e Chirurgia Cardiovascolare Istituto di Oncologia Ospedale Gineco-Ostetrico Ramón González Coro Proyecto Luz de Vida A Isla de la Juventud Ospedale Héroes del Baire A Camagüey Ospedale Pediatrico Eduardo Agramonte Piña Ospedale Generale Docente Martín Chang Puga Quali materiali o farmaci inviate con maggiore urgenza? La richiesta riguarda praticamente ogni tipo di materiale sanitario. Tra i beni più urgenti ci sono: Antibiotici,Farmaci oncologici,Materiale chirurgico,Dispositivi sterili,Farmaci pediatrici,Medicinali per ipertensione, colesterolo, diabete ed epilessia Farmaci per patologie endocrine Antinfiammatori,Cateteri Foley,Sonde di aspirazione......... In generale, tutto ciò che può essere utile negli ospedali e nelle comunità viene considerato essenziale. Quali sono oggi le principali carenze negli ospedali cubani? Le carenze riguardano praticamente tutto: farmaci, strumenti medici, dispositivi sterili, materiali per gli interventi chirurgici, carburante, energia elettrica e perfino prodotti basilari per l’igiene e la sanificazione. Quanto incidono i blackout sulla vita ospedaliera e sul lavoro dei medici? I blackout hanno un impatto devastante sul sistema sanitario. Le interruzioni di corrente compromettono il funzionamento di apparecchiature fondamentali come incubatrici, macchine per la dialisi, apparecchi per radiografie e strumenti utilizzati nei trattamenti oncologici. Anche le ambulanze risentono della crisi energetica dovuta alla carenza di carburante. Negli ultimi mesi migliaia di interventi chirurgici sono stati rinviati e le liste d’attesa sono aumentate drasticamente, coinvolgendo anche molti bambini. Qual è la situazione dei bambini e dei pazienti più fragili? La difficoltà di accesso ai medicinali rende estremamente complicato garantire cure adeguate ai pazienti più vulnerabili. Bambini, donne in gravidanza, malati cronici e pazienti oncologici vivono una situazione molto delicata, aggravata dalla carenza di farmaci, energia elettrica e attrezzature mediche. Quanto stanno pesando le sanzioni economiche sulla crisi sanitaria e umanitaria di Cuba? L’impatto delle sanzioni economiche è molto pesante. L’embargo statunitense, in vigore dal 1962, limita il commercio, le transazioni finanziarie e l’accesso a tecnologie e medicinali. Cuba non può acquistare direttamente molti prodotti che contengano componenti statunitensi, nemmeno quando vengono fabbricati in altri Paesi. Durante la pandemia di COVID-19, ad esempio, Cuba ha avuto enormi difficoltà nell’acquistare ventilatori polmonari. Alcune aziende europee produttrici di respiratori interruppero le forniture dopo essere state acquisite da una società statunitense. Per far fronte all’emergenza, il Paese dovette sviluppare e produrre internamente ventilatori di emergenza e recuperare apparecchiature ormai fuori uso. Negli ultimi mesi la situazione è ulteriormente peggiorata a causa delle restrizioni sulle forniture di petrolio e delle sanzioni contro aziende e Paesi che mantengono rapporti commerciali con Cuba. La carenza di carburante ha colpito direttamente ospedali, ambulanze e trasporti sanitari. Le conseguenze sono gravi: Migliaia di interventi chirurgici rinviati Aumento delle liste d’attesa Difficoltà nell’utilizzo di apparecchiature mediche essenziali Carenza di farmaci, guanti, siringhe e ossigeno Peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie Crescente difficoltà nell’assistenza a bambini, donne incinte e pazienti cronici Purtroppo, il sistema sanitario cubano sta vivendo una delle crisi più difficili degli ultimi decenni. “Dietro la straordinaria resilienza del popolo cubano, restano gravi difficoltà quotidiane: la carenza di medicinali, le interruzioni nei servizi sanitari e la mancanza di risorse continuano a mettere a rischio la salute di migliaia di persone sull’isola.” Yeny Brizuelas responsabile progetti Cuba

  • RDC "KIVU" Sistema sanitario a collasso

    Sud Kivu, sistema sanitario al collasso: a rischio migliaia di bambini malnutriti La crisi umanitaria nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo continua ad aggravarsi. Nella provincia del Sud Kivu, l’accesso alle cure mediche e agli aiuti nutrizionali è sempre più difficile a causa dell’insicurezza, della carenza di fondi internazionali e delle enormi difficoltà logistiche che colpiscono il territorio. A lanciare l’allarme è Operatori Sanitari nel Mondo, organizzazione impegnata da anni nel supporto sanitario alle popolazioni più vulnerabili della regione. Secondo l’Ong, la situazione sta diventando drammatica soprattutto per i bambini affetti da malnutrizione acuta, che rischiano di non ricevere più cure e alimenti terapeutici salvavita. Emergenza malnutrizione infantile Negli ultimi mesi, la riduzione dei finanziamenti destinati ai programmi sanitari e nutrizionali ha provocato pesanti conseguenze nei centri di assistenza del Sud Kivu. Le strutture sanitarie faticano a garantire medicinali essenziali, vaccini e alimenti terapeutici per i bambini malnutriti. Il problema principale riguarda il trasporto degli aiuti umanitari. In molte aree rurali le strade sono impraticabili o considerate insicure a causa dei continui scontri armati. Questo rende estremamente difficile raggiungere i villaggi più isolati con cibo, farmaci e materiale medico. “Stiamo vivendo enormi difficoltà operative”, spiega Claudio Scatola e Michael Shemitere di Operatori Sanitari nel Mondo. “ Senza finanziamenti adeguati diventa impossibile trasportare gli aiuti e garantire continuità ai programmi nutrizionali. Il rischio concreto è che molti bambini possano morire semplicemente perché non riescono a ricevere cibo terapeutico in tempo”. Ospedali sovraffollati e mancanza di cure Nelle principali strutture sanitarie della provincia, sopratutto nell'Ospedale Philadelfia di Bukavu il numero di pazienti continua ad aumentare mentre diminuiscono le risorse disponibili. Gli ospedali lavorano oltre le proprie capacità, con reparti maternità e pediatrici sovraffollati e personale insufficiente. A soffrire maggiormente sono donne incinte, neonati e bambini piccoli. In molte zone le famiglie non riescono più a sostenere i costi delle cure mediche e rinunciano a recarsi negli ospedali. Alcuni bambini arrivano nei centri sanitari in condizioni gravissime dopo giorni di viaggio. Anche le campagne vaccinali stanno subendo forti rallentamenti. La carenza di medicinali e le difficoltà nei trasporti stanno compromettendo la risposta alle epidemie di morbillo e colera che colpiscono diverse aree del Sud Kivu. Il peso della crisi economica e dei tagli internazionali Secondo Operatori Sanitari nel Mondo, il progressivo ritiro di partner italiani e la sospensione di diversi programmi di sostegno sanitario stanno mettendo in ginocchio il sistema sanitario locale. Molti centri di salute non ricevono più forniture regolari di medicinali né supporto economico per il personale. In alcune strutture mancano persino carburante e mezzi per il trasporto delle emergenze mediche e degli aiuti alimentari. La combinazione tra conflitto, povertà estrema e riduzione dei fondi umanitari rischia ora di trasformarsi in una vera catastrofe sanitaria. L’appello di Operatori Sanitari nel Mondo Di fronte al peggioramento della situazione, Operatori Sanitari nel Mondo chiede un intervento urgente della comunità internazionale per garantire nuovi finanziamenti ai programmi sanitari e nutrizionali nel Sud Kivu. L’organizzazione sottolinea che senza un sostegno immediato sarà impossibile assicurare cure mediche, alimenti terapeutici e assistenza ai bambini più vulnerabili. “Ogni giorno vediamo famiglie che non hanno nulla da mangiare e bambini che arrivano troppo tardi nei nostri centri”, spiegano gli operatori sul campo. “Senza aiuti concreti il numero delle vittime continuerà ad aumentare”.

  • Presentazione del libro Destini Interrotti "storie di minori stranieri non accompagnati"

    Sabato 13 ore 18:30 presso la ONG Operatori Sanitari nel Mondo Via Matilde Serao N° 10 Castel Volturno (CE) Italia Il testo DESTINI INTERROTTI di Marika Bile ce' un racconto che cammina sul confine tra cio' che ancora resiste. Parla di strade lasciate a meta', di infanzie spezzate Il libro affronta il tema dei minori stranieri non accompagnati raccontando le loro storie,i loro percorsi e le difficolta' che incontrano arrivando in un paese nuovo, diverso da quello nato. Al centro ci sono vite reali, esperienze giganti rispetto l'eta' dei minorenni che le vivono.

  • Sudan: la guerra dimenticata e l’impegno che non si ferma di Operatori Sanitari nel Mondo

    Nel silenzio quasi totale dei media internazionali, il Sudan continua a essere teatro di una delle crisi umanitarie più gravi degli ultimi anni. Da oltre tre anni, il conflitto ha devastato il Paese, lasciando dietro di sé distruzione, sfollamento e un sistema sanitario al collasso. In questo scenario drammatico, segnato da malnutrizione diffusa, epidemie di morbillo, colera e numerose altre malattie, c’è chi ha scelto di non andarsene. L’ONG Operatori Sanitari nel Mondo continua a operare sul territorio, portando assistenza sanitaria dove spesso non esiste più nulla. Gli ospedali sono stati distrutti o abbandonati, i farmaci scarseggiano e l’accesso alle cure è diventato estremamente limitato. Le condizioni igienico-sanitarie sono sempre più precarie, favorendo la diffusione di epidemie che colpiscono soprattutto i più vulnerabili: bambini, donne e anziani. La malnutrizione, ormai endemica in molte aree, aggrava ulteriormente la situazione, rendendo le persone più esposte alle malattie. Nonostante tutto questo, Operatori Sanitari nel Mondo continua il proprio lavoro senza interruzioni. Dopo tre anni di guerra, mentre molte organizzazioni internazionali sono state costrette a lasciare il territorio per motivi di sicurezza o per mancanza di risorse, l’impegno dell’ONG non si è fermato. I suoi operatori sanitari continuano ogni giorno a curare, vaccinare, assistere e sostenere la popolazione locale, spesso in condizioni estreme e con mezzi limitati. Restare in Sudan oggi significa affrontare rischi concreti, lavorare senza garanzie di sicurezza e operare in un contesto in cui ogni intervento richiede uno sforzo straordinario. Ma significa anche non abbandonare una popolazione che ha ancora un disperato bisogno di aiuto. “Noi continuiamo a lavorare” non è solo uno slogan: è una scelta precisa, un impegno etico e umano che guida ogni azione dell’ONG. È la volontà di esserci, anche quando tutto spinge ad andare via. È la determinazione a garantire cure e dignità a chi è stato dimenticato. La crisi in Sudan non può e non deve restare invisibile. Serve attenzione, serve sostegno, serve che la comunità internazionale torni a guardare a questa emergenza con la serietà che merita. Nel frattempo, sul campo, Operatori Sanitari nel Mondo continua a fare ciò che è più importante: salvare vite. In silenzio, lontano dai riflettori, ma con una forza che non si arrende.

  • Io voglio essere molto chiaro: sono CONTRARIO

    Quando sento parlare di 43 milioni di euro per costruire un #CPR a #CastelVolturno, mi chiedo seriamente se questa sia davvero la priorità. Stiamo parlando di una cifra enorme destinata a un centro di detenzione temporanea per persone che non hanno commesso reati, ma che si trovano in una condizione amministrativa. Se davvero si vuole aprire una struttura del genere, perché non utilizzare beni già esistenti, come quelli confiscati alla criminalità organizzata? Sarebbe una scelta più sensata, meno costosa e soprattutto più coerente con l’idea di restituire quei patrimoni alla collettività, invece di continuare a costruire nuove strutture da zero. Parlo anche per la mia esperienza diretta: lavoro con l’organizzazione “Operatori Sanitari nel Mondo” e ogni giorno sono a contatto con situazioni di grande difficoltà. Vedo #famiglie che non riescono a #mangiare, persone che faticano ad accedere alle #cure, contesti segnati da degrado e carenze strutturali. A Castel Volturno problemi come #acqua, #elettricità e gestione dei rifiuti sono emergenze quotidiane, e nei mesi estivi diventano ancora più gravi. Io voglio essere molto chiaro: sono CONTRARIO a questo tipo di approccio. Per me le priorità sono altre. Le risorse pubbliche dovrebbero andare verso l’#integrazione, il rafforzamento dei servizi essenziali e lo sviluppo #sociale, per dare risposte concrete ai bisogni reali delle persone. PER ME È INACCETTABILE RINCHIUDERE UNA PERSONA CHE NON HA COMMESSO REATI. Intervista a Claudio Scatola Coordinatore Medico OSNM

  • Perché la SALUTE e un DIRITTO non un privilegio

    Operatori Sanitari nel Mondo, desidera esprimere la nostra più sincera gratitudine all’associazione Un Farmaco per Tutti per il sostegno concreto e continuo che ci ha offerto. Il nostro lavoro si sviluppa ogni giorno in contesti complessi e spesso segnati da emergenze sanitarie, sia in Italia, in particolare presso il nostro ambulatorio di Castel Volturno sia in diversi Paesi del mondo, tra cui Congo, Nigeria, Sudan, Cuba, Tanzania, Senegal e non solo. Interveniamo ovunque vi sia bisogno, con l’obiettivo di garantire cure mediche a chi non ha accesso ai servizi sanitari. In questo impegno quotidiano, il contributo di Un Farmaco per Tutti (NAPOLI)è stato determinante. Grazie alla loro generosa donazione di farmaci, siamo riusciti ad ampliare in modo significativo la nostra capacità di intervento: negli ultimi periodi, le cure erogate hanno registrato un incremento del 50%. Questo risultato non rappresenta solo un dato numerico, ma si traduce in vite salvate, sofferenze alleviate e speranze restituite. Ogni confezione di medicinale ricevuta è diventata un gesto concreto di solidarietà, capace di attraversare confini geografici e culturali. Il loro supporto ci ha permesso di rispondere con maggiore efficacia alle emergenze e di garantire continuità assistenziale nei territori più fragili. Siamo profondamente consapevoli che senza questo aiuto non avremmo potuto raggiungere risultati così importanti. Per questo, il nostro ringraziamento va oltre le parole: è un riconoscimento autentico del valore umano e sociale del loro impegno. Con gratitudine, Operatori Sanitari nel Mondo

  • COMUNICATO STAMPA

    COMUNICATO STAMPA Castel Volturno: 43 milioni per un CPR mentre il territorio è al collasso. La denuncia di Claudio Scatola, Presidente della ONG Operatori Sanitari nel Mondo A Castel Volturno, in provincia di Caserta, è prevista l’apertura di un nuovo Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), con un investimento pubblico di circa 43 milioni di euro. Una scelta che sta generando indignazione e forti polemiche sul territorio. A intervenire con fermezza è Claudio Scatola, Presidente di Operatori Sanitari nel Mondo, organizzazione impegnata quotidianamente nelle aree più fragili della città. “Questa decisione è uno schiaffo alla realtà che viviamo ogni giorno”, dichiara Scatola. “Assistiamo migliaia di famiglie che non riescono a mangiare, garantiamo supporto sanitario in contesti segnati da degrado, carenze strutturali, emergenze continue legate ad acqua, elettricità e gestione dei rifiuti, soprattutto nei mesi estivi.” Secondo l’organizzazione, Castel Volturno non può essere raccontata solo attraverso una minima parte riqualificata: la maggioranza del territorio vive in condizioni critiche, ignorate da chi oggi decide di destinare milioni di euro a una struttura ritenuta inutile e dannosa rispetto alle vere priorità. “Questo CPR non è una risposta, è un errore grave”, prosegue Scatola. “Si continua a investire in contenimento e detenzione invece che in integrazione, servizi essenziali e sviluppo sociale. È una scelta miope del Governo italiano, distante anni luce dai bisogni reali delle persone.” Al centro della denuncia vi è anche la gestione fallimentare del fenomeno migratorio: iter burocratici interminabili per ottenere documenti, assenza di politiche concrete per l’inserimento lavorativo e totale mancanza di visione. “Così si alimenta solo irregolarità, marginalità e tensione sociale”, aggiunge. Operatori Sanitari nel Mondo lancia quindi un appello deciso: fermare l’apertura del CPR e destinare le risorse a interventi strutturali per migliorare le condizioni di vita della popolazione locale. “Non servono nuove gabbie, servono risposte. Servono dignità, servizi, diritti.” Il caso riapre con forza il dibattito nazionale sull’utilizzo delle risorse pubbliche: continuare a finanziare strutture di trattenimento o investire concretamente nelle comunità già in difficoltà. Ufficio Stampa Operatori Sanitari nel Mondo

  • Tre anni in Sudan

    Tre anni di guerra. Tre anni di silenzio. In Sudan , dal 2023, il conflitto continua a devastare il Paese, costringendo milioni di persone a fuggire dalle proprie case. Oggi oltre 8 milioni di sfollati vivono senza accesso a cibo, acqua pulita e cure mediche. I morti non si contano più. L’80% dei bambini soffre di malnutrizione. Intere comunità sopravvivono tra colera, febbre tifoide e una nuova epidemia di morbillo che colpisce soprattutto i più piccoli. Ospedali distrutti o senza medicine. Scuole chiuse. Famiglie separate. La fame è diventata un’arma di guerra. E mentre tutto questo accade, il mondo resta in silenzio. Non è solo una crisi lontana: è una delle più gravi emergenze umanitarie del nostro tempo. Noi siamo lì. Non li abbandoniamo. Ma esserci non basta. Serve attenzione. Serve umanità. Serve che questa tragedia tocchi i cuori, rompa l’indifferenza e diventi voce. Perché nessun bambino dovrebbe crescere tra guerra e malattia. E nessuna vita dovrebbe essere dimenticata.

  • Sud Italia Castel Volturno

    Operatori Sanitari nel Mondo: non solo #sanità , ma #solidarietà  concreta ogni mese! Quando si parla di #OSNM , si pensa subito alla #salute , alla #prevenzione , all’assistenza sanitaria. Ed è giusto così. Ma il nostro impegno non si ferma alla sanità. Ogni mese, in #Italia , distribuiamo generi alimentari a più di 400 #famiglie  che vivono situazioni di difficoltà economica. Per noi, prendersi cura significa molto di più: Significa garantire un #pasto  a chi non sa come arrivare a fine mese. Significa #esserci , #ascoltare , #sostenere . Significa trasformare la solidarietà in azioni concrete. La #salute  passa anche dalla #dignità . E la dignità passa anche da una tavola apparecchiata. Grazie a tutti i #volontari , ai sostenitori e a chi continua a credere nella nostra missione. Insieme possiamo fare la differenza, ogni giorno. Uniti per la salute. Uniti per le persone. Aiutaci a continuare   www.osnm.it #OperatoriSanitariNelMondo   #Solidarietà   #AiutoAlimentare   #Volontariato   #Italia

  • Mohamed non è una favola

    Esiste. Corre ancora oggi tra i campi rossi del Niger, con la polvere che si alza sotto i piedi I suoi #genitori  non ci sono più. Sono stati uccisi nella violenza che attraversa le zone di confine tra #Niger  e #Mali , una di quelle storie che nessun #bambino  dovrebbe mai conoscere. Da allora Mohamed vive in una piccola missione dove alcune #suore  si prendono cura dei bambini rimasti soli. Una suora #italiana  gli insegna ogni giorno qualche parola della nostra lingua. Lui ascolta, osserva, impara. Ma ha anche un piccolo trucco: più volte al giorno raccoglie dei foglietti di carta e chiede cosa c’è scritto. Non sempre perché gli interessi davvero leggere. Spesso è solo una scusa per stare vicino a qualcuno, per ricevere una carezza, per sentirsi importante per un momento. Mohamed è dolce. Ed è vivo, pieno di vita. Corre nei campi, ride, gioca. E quando arriva uno #straniero , gli corre incontro con la speranza negli occhi. Un giorno tra quei visitatori sono arrivato anch’io. Tra tanti operatori bianchi, Mohamed ha scelto me. Senza motivo apparente. Ha iniziato a cercarmi ogni giorno, come se mi conoscesse da sempre. Quando avevo un po’ di tempo camminavamo insieme..... Non servivano molte parole. A volte arrivava con un pezzo di platano in mano e me lo offriva con una serietà incredibile, come se fosse il DONO più grande che possedeva. Era stato malato, mi dissero. Ma era stato curato e ora stava bene. E la sua risata riempiva l’aria. Poi è arrivato il giorno in cui dovevo andare via. Mohamed mi ha guardato negli #occhi  con quella sincerità che solo i bambini hanno e ha detto piano: “Non ti chiedo di portarmi con te. So che non puoi… e so che in Italia c’è chi non ci vuole. Ma per me tu sarai sempre il mio #PAPA '.” Ci sono parole che restano dentro per sempre. Io so soltanto che, da qualche parte in Niger, tra quei campi e quella polvere, c’è un bambino che ogni tanto offrirà ancora un pezzo di platano a qualcuno. E forse, ogni tanto, penserà anche a quell’uomo venuto da lontano. Quell’uomo sono io # Dianazey Claudio Scatola di Operatori Sanitari nel Mondo

  • Mentre qui si parla di “invasioni”, altrove si lotta per bere

    Mentre qui si costruiscono #slogan , altrove si costruiscono #bare . Mentre qui si parla di “invasioni”, altrove si lotta per #bere , per #curarsi , per restare vivi. Io parto per curare..... Non per #carità . Non per #eroismo . Per #responsabilità . Perché la #politica  della paura sta facendo danni enormi. Sta dividendo.. Sta disumanizzando... Sta trasformando persone in numeri e numeri in nemici. Chi alimenta il #razzismo  non protegge il #Paese . Lo indebolisce. Chi soffia sull’odio non difende la sicurezza. La compromette. Chi costruisce consenso sulla pelle dei più #vulnerabili  sta barattando il futuro per qualche voto in più. I #migranti  non sono un’emergenza. L’emergenza è l’egoismo travestito da #patriottismo . Nessuno attraversa il deserto per “approfittarsene”. Nessuno sale su un #barcone  per sport. Si parte quando restare significa #guerra , #fame , #dittatura , collasso climatico. E molte di quelle crisi hanno radici anche nelle nostre scelte economiche, nei nostri consumi, nei nostri equilibri geopolitici. Fingere che non ci riguardi è comodo. Ma è falso!!!! I muri non fermano la storia... Non fermano il clima... Non fermano le pandemie. Non fermano la disperazione. Servono solo a dare l’illusione di controllo a chi ha paura di affrontare problemi complessi. La verità è questa: una società che discrimina si corrode dall’interno. Una società che esclude si impoverisce. Una società che normalizza il r#azzismo perde la propria #dignità . Aiutare non è debolezza. È forza civile. Cooperare non è buonismo. È intelligenza strategica. Investire nello sviluppo è l’unico modo serio per ridurre le migrazioni forzate. Sto partendo perché non voglio restare a guardare. Perché credo che l’umanità venga prima dei confini. Perché rifiuto l’idea che la paura debba guidare le nostre scelte. Abbiamo una scelta: continuare a costruire muri e nemici immaginari, oppure costruire ponti e soluzioni reali. Io scelgo di andare..... Io scelgo di curare.. Io scelgo di NON stare dalla parte del #razzismo , nemmeno quando è mascherato da “buonsenso”. Perché nessuno si salva da solo. E chi dimentica l’umanità, prima o poi perde anche la propria. Claudio Scatola di Operatori Sanitari nel Mondo durante una visita

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