Mohamed non è una favola
- 23 minuti fa
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Esiste. Corre ancora oggi tra i campi rossi del Niger, con la polvere che si alza sotto i piedi
I suoi #genitori non ci sono più. Sono stati uccisi nella violenza che attraversa le zone di confine tra #Niger e #Mali, una di quelle storie che nessun #bambino dovrebbe mai conoscere. Da allora Mohamed vive in una piccola missione dove alcune #suore si prendono cura dei bambini rimasti soli.
Una suora #italiana gli insegna ogni giorno qualche parola della nostra lingua. Lui ascolta, osserva, impara. Ma ha anche un piccolo trucco: più volte al giorno raccoglie dei foglietti di carta e chiede cosa c’è scritto.
Non sempre perché gli interessi davvero leggere. Spesso è solo una scusa per stare vicino a qualcuno, per ricevere una carezza, per sentirsi importante per un momento.
Mohamed è dolce. Ed è vivo, pieno di vita.
Corre nei campi, ride, gioca. E quando arriva uno #straniero, gli corre incontro con la speranza negli occhi.
Un giorno tra quei visitatori sono arrivato anch’io.
Tra tanti operatori bianchi, Mohamed ha scelto me. Senza motivo apparente. Ha iniziato a cercarmi ogni giorno, come se mi conoscesse da sempre.
Quando avevo un po’ di tempo camminavamo insieme..... Non servivano molte parole.
A volte arrivava con un pezzo di platano in mano e me lo offriva con una serietà incredibile, come se fosse il DONO più grande che possedeva.
Era stato malato, mi dissero. Ma era stato curato e ora stava bene. E la sua risata riempiva l’aria.
Poi è arrivato il giorno in cui dovevo andare via.
Mohamed mi ha guardato negli #occhi con quella sincerità che solo i bambini hanno e ha detto piano:
“Non ti chiedo di portarmi con te. So che non puoi… e so che in Italia c’è chi non ci vuole.
Ma per me tu sarai sempre il mio #PAPA'.”
Ci sono parole che restano dentro per sempre.
Io so soltanto che, da qualche parte in Niger, tra quei campi e quella polvere, c’è un bambino che ogni tanto offrirà ancora un pezzo di platano a qualcuno.
E forse, ogni tanto, penserà anche a quell’uomo venuto da lontano.
Quell’uomo sono io





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