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- Nuova emergenza Ebola in Ituri: il Congo torna a tremare
Mentre il mondo guarda altrove, nella provincia dell’Ituri, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, è stata confermata una nuova epidemia di Ebola. Attualmente i casi sospetti sono già centinaia e decine di persone hanno perso la vita. (Circa 250 positivi con piu' di 60 morti) Le aree più colpite sono Mongwalu, Rwampara e alcune zone vicine a Bunia, territori fragili, difficili da raggiungere e già devastati da conflitti, povertà e mancanza di strutture sanitarie adeguate. Per chi vive qui, Ebola non è solo una malattia. È paura. È isolamento. È famiglie distrutte. È bambini che restano soli. È operatori sanitari costretti a lavorare senza mezzi sufficienti. E mentre l’attenzione internazionale spesso arriva tardi, sul territorio le persone continuano a lottare ogni giorno per sopravvivere. Negli ultimi giorni i costi di tutto sono aumentati drasticamente: il cibo terapeutico è sempre più difficile da reperire, molti prodotti vengono acquistati al mercato nero, i trasporti sono diventati costosissimi, e raggiungere i villaggi significa affrontare rischi enormi. Solo per muoverci con una jeep servono circa 40 euro al giorno, senza contare carburante medicinali, alimenti terapeutici e materiali sanitari. Chi lavora sul campo sa bene cosa significa: ogni intervento costa fatica, tempo e risorse. Ma fermarsi oggi significherebbe lasciare sole migliaia di persone. Per questo continuiamo ad andare avanti. Abbiamo bisogno di sostegno, attenzione e vicinanza. Non solo per affrontare l’emergenza di oggi, ma per costruire qualcosa di più stabile anche per il futuro delle organizzazioni che operano sul territorio. Perché aiutare non significa solo intervenire quando scoppia una crisi. Significa creare strumenti che permettano di continuare a esserci anche domani. L’Africa non può essere ricordata solo durante le emergenze. Ebola è tornata. E questa volta non possiamo permetterci di ignorarlo
- Intervista a Therese' Radaelli coordinatrice e responsabile dei progetti in AFRICA
Da quanti anni lavorate nell’est del Congo? Lavoriamo nell’est del Congo da circa cinque anni, in un contesto estremamente complesso dal punto di vista sanitario e umanitario. In quali province o comunità siete presenti attualmente? Siamo presenti principalmente nelle province del Nord Kivu e del Sud Kivu, collaborando con ospedali, centri sanitari e comunità locali. Quali sono i principali problemi sanitari e umanitari che affrontate ogni giorno? Le emergenze principali sono la malnutrizione, i conflitti armati che generano insicurezza e sfollamenti, la carenza di farmaci e il difficile accesso alle cure mediche. Quali categorie di persone hanno più bisogno di assistenza? I più vulnerabili sono soprattutto bambini e donne, in particolare madri e minori colpiti da malnutrizione, povertà e conseguenze del conflitto. Qual è l’impatto del conflitto sulla salute e sulla vita quotidiana della popolazione? Il conflitto limita fortemente l’accesso agli ospedali e ai farmaci, rende difficile reperire cibo e costringe molte famiglie a vivere in condizioni estremamente precarie. Quali difficoltà incontrate nel mantenere operative cliniche, ospedali e centri medici nelle zone più isolate? Le difficoltà principali riguardano la sicurezza e l’accessibilità: molte aree sono difficili da raggiungere a causa delle condizioni delle strade e della presenza di gruppi armati. A che livello è oggi la sostenibilità delle strutture sanitarie dove operate? Molte strutture sopravvivono con enormi difficoltà economiche. Spesso mancano i fondi necessari per garantire manutenzione, personale e continuità dei servizi. Quali sono oggi le vostre necessità più urgenti? Abbiamo bisogno cibo terapeutico per la malnutrizione pronto all'uso di farmaci di base, medicinali per malattie croniche come il diabete, antidolorifici, attrezzature mediche e fondi per sostenere il personale sanitario locale. Perché secondo voi è difficile trovare finanziamenti per progetti umanitari nell’est del Congo? La crisi economica globale e altre guerre attirano gran parte dell’attenzione internazionale. Inoltre, il Congo rimane spesso poco raccontato dai media e questo riduce la sensibilità dell’opinione pubblica. In che modo la mancanza di fondi limita concretamente il vostro lavoro sul campo? Senza finanziamenti è impossibile garantire continuità agli aiuti: meno farmaci, meno personale, meno interventi salvavita. Che problemi incontrate con la dogana quando spedite medicinali e aiuti umanitari? I costi di importazione sono molto elevati e la corruzione rappresenta ancora un ostacolo concreto. Quanto incidono ritardi burocratici e costi di importazione sulla possibilità di salvare vite? Incidono moltissimo. Ritardi e blocchi burocratici possono compromettere interventi urgenti e mettere a rischio vite umane. La corruzione locale rappresenta ancora un ostacolo importante? In che modo? Sì. In alcuni casi gli aiuti o i materiali possono essere sequestrati o bloccati, rallentando il lavoro umanitario. Quali rischi affrontano quotidianamente i vostri operatori sanitari e volontari? I principali rischi riguardano la sicurezza personale, soprattutto nelle aree colpite dai combattimenti o difficili da raggiungere. Come collaborate con le comunità locali per garantire cure durature? Lavoriamo attraverso piccoli ospedali e centri sanitari decentrati, formando personale locale e raggiungendo direttamente le comunità più isolate. Quali risultati concreti avete ottenuto negli ultimi anni? Abbiamo contribuito ad aumentare il numero di bambini usciti dalla malnutrizione acuta e migliorato l’accesso alle cure in diverse comunità vulnerabili. Quali sono le emergenze sanitarie più frequenti nella regione? Le emergenze più frequenti sono i traumi legati alla guerra, la malnutrizione e le epidemie. Quanto è difficile raggiungere i villaggi più isolati? È molto difficile, sia per le condizioni delle strade sia per i problemi di sicurezza. Cosa succederebbe alla popolazione locale se questi progetti umanitari venissero interrotti? La situazione, già estremamente fragile, peggiorerebbe rapidamente, lasciando migliaia di persone senza cure e assistenza. In che modo aziende, fondazioni e donatori internazionali possono contribuire concretamente? È fondamentale aumentare i bandi e rendere accessibili i finanziamenti anche alle piccole ONG, che spesso svolgono un lavoro essenziale sul territorio. Qual è il messaggio che volete lanciare a chi potrebbe decidere di sostenervi? Chiediamo di non dimenticare le persone che vivono in condizioni di estrema difficoltà. Anche un piccolo aiuto può fare la differenza e salvare vite umane. Therese' Radaelli coordinatrice e responsabile dei progetti in AFRICA
- Emergenza sanitaria a Cuba a parlare e Yeny Brizuelas responsabile dei Progetti Cuba
Da quanto tempo operate a Cuba e in quali zone siete presenti? Operiamo a Cuba dallo scorso novembre. Attualmente siamo presenti in modo stabile a Camagüey, Isla de la Juventud e L'Avana, ma le nostre missioni umanitarie e le donazioni hanno raggiunto anche le province di Matanzas, Holguín, Santiago de Cuba, Pinar del Río e Granma. Qual è oggi la situazione sanitaria più grave che avete trovato sull’isola? La situazione sanitaria è estremamente critica. Il Paese sta affrontando una gravissima carenza di medicinali e forniture mediche. Le farmacie dispongono di meno del 25% dei farmaci necessari alla popolazione e anche gli ospedali lavorano con risorse ridotte al minimo. In molte strutture mancano materiali basilari indispensabili per le cure quotidiane. Quanti volontari sono attualmente impegnati nelle vostre missioni umanitarie? Attualmente sono impegnati 12 volontari. Che tipo di personale partecipa alle missioni? Le missioni coinvolgono figure professionali e volontari provenienti da diversi ambiti: Medici, Infermieri, Tecnici sanitari, Giornalisti, Studenti di medicina Volontari delle comunità locali presenti nelle diverse province del Paese Quali ospedali o strutture sanitarie state supportando in questo momento? A L’Avana Ospedale Manuel Fajardo Istituto di Cardiologia e Chirurgia Cardiovascolare Istituto di Oncologia Ospedale Gineco-Ostetrico Ramón González Coro Proyecto Luz de Vida A Isla de la Juventud Ospedale Héroes del Baire A Camagüey Ospedale Pediatrico Eduardo Agramonte Piña Ospedale Generale Docente Martín Chang Puga Quali materiali o farmaci inviate con maggiore urgenza? La richiesta riguarda praticamente ogni tipo di materiale sanitario. Tra i beni più urgenti ci sono: Antibiotici,Farmaci oncologici,Materiale chirurgico,Dispositivi sterili,Farmaci pediatrici,Medicinali per ipertensione, colesterolo, diabete ed epilessia Farmaci per patologie endocrine Antinfiammatori,Cateteri Foley,Sonde di aspirazione......... In generale, tutto ciò che può essere utile negli ospedali e nelle comunità viene considerato essenziale. Quali sono oggi le principali carenze negli ospedali cubani? Le carenze riguardano praticamente tutto: farmaci, strumenti medici, dispositivi sterili, materiali per gli interventi chirurgici, carburante, energia elettrica e perfino prodotti basilari per l’igiene e la sanificazione. Quanto incidono i blackout sulla vita ospedaliera e sul lavoro dei medici? I blackout hanno un impatto devastante sul sistema sanitario. Le interruzioni di corrente compromettono il funzionamento di apparecchiature fondamentali come incubatrici, macchine per la dialisi, apparecchi per radiografie e strumenti utilizzati nei trattamenti oncologici. Anche le ambulanze risentono della crisi energetica dovuta alla carenza di carburante. Negli ultimi mesi migliaia di interventi chirurgici sono stati rinviati e le liste d’attesa sono aumentate drasticamente, coinvolgendo anche molti bambini. Qual è la situazione dei bambini e dei pazienti più fragili? La difficoltà di accesso ai medicinali rende estremamente complicato garantire cure adeguate ai pazienti più vulnerabili. Bambini, donne in gravidanza, malati cronici e pazienti oncologici vivono una situazione molto delicata, aggravata dalla carenza di farmaci, energia elettrica e attrezzature mediche. Quanto stanno pesando le sanzioni economiche sulla crisi sanitaria e umanitaria di Cuba? L’impatto delle sanzioni economiche è molto pesante. L’embargo statunitense, in vigore dal 1962, limita il commercio, le transazioni finanziarie e l’accesso a tecnologie e medicinali. Cuba non può acquistare direttamente molti prodotti che contengano componenti statunitensi, nemmeno quando vengono fabbricati in altri Paesi. Durante la pandemia di COVID-19, ad esempio, Cuba ha avuto enormi difficoltà nell’acquistare ventilatori polmonari. Alcune aziende europee produttrici di respiratori interruppero le forniture dopo essere state acquisite da una società statunitense. Per far fronte all’emergenza, il Paese dovette sviluppare e produrre internamente ventilatori di emergenza e recuperare apparecchiature ormai fuori uso. Negli ultimi mesi la situazione è ulteriormente peggiorata a causa delle restrizioni sulle forniture di petrolio e delle sanzioni contro aziende e Paesi che mantengono rapporti commerciali con Cuba. La carenza di carburante ha colpito direttamente ospedali, ambulanze e trasporti sanitari. Le conseguenze sono gravi: Migliaia di interventi chirurgici rinviati Aumento delle liste d’attesa Difficoltà nell’utilizzo di apparecchiature mediche essenziali Carenza di farmaci, guanti, siringhe e ossigeno Peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie Crescente difficoltà nell’assistenza a bambini, donne incinte e pazienti cronici Purtroppo, il sistema sanitario cubano sta vivendo una delle crisi più difficili degli ultimi decenni. “Dietro la straordinaria resilienza del popolo cubano, restano gravi difficoltà quotidiane: la carenza di medicinali, le interruzioni nei servizi sanitari e la mancanza di risorse continuano a mettere a rischio la salute di migliaia di persone sull’isola.” Yeny Brizuelas responsabile progetti Cuba
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