Intervista a Claudio Scatola, coordinatore medico di Operatori Sanitari nel Mondo, sull’emergenza Ebola in Congo
- 22 mag
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Secondo lei, quanto è grave la situazione attuale in Congo?
La situazione è molto seria. L’Ebola continua a rappresentare una delle emergenze sanitarie più difficili da gestire in Africa centrale, soprattutto nelle aree dove il sistema sanitario è fragile. In queste settimane stiamo assistendo a un aumento dei casi sospetti e confermati, con grandi difficoltà nel contenimento dell’epidemia.
Qual è la principale preoccupazione per gli operatori sanitari sul campo?
La rapidità del contagio nelle comunità più isolate. Molti villaggi hanno accesso limitato alle cure mediche e questo rende complicato individuare i casi in tempo. Inoltre, il personale sanitario lavora spesso in condizioni estremamente difficili, con carenza di strutture, farmaci e dispositivi di protezione.
Lei lavora da tanti anni in Africa. Cos’è la cosa che le fa più paura, a parte guerre, gruppi armati e situazioni di instabilità?
Proprio questa: l’Ebola. È l’unica cosa che ancora oggi mi fa davvero paura. Perché è un nemico invisibile, imprevedibile, che colpisce velocemente e mette a rischio non solo i pazienti ma anche chi cerca di salvarli. Quando lavori ogni giorno accanto alle persone contagiate, capisci quanto questa malattia possa essere devastante sul piano umano e sanitario.
L’Ebola fa ancora paura come durante le grandi epidemie del passato?
Assolutamente sì. È una malattia con un alto tasso di mortalità e richiede interventi immediati. Oggi abbiamo più esperienza rispetto al passato, ma ogni focolaio è diverso. In Congo il problema è aggravato anche dall’instabilità politica e dalle difficoltà logistiche.
Esiste il rischio che il virus arrivi in Europa?
Al momento il rischio per l’Europa resta bassissimo . I sistemi di sorveglianza internazionale funzionano e i controlli sanitari sono molto più avanzati rispetto al passato. Tuttavia, è fondamentale monitorare costantemente la situazione e sostenere i Paesi colpiti prima che l’epidemia possa espandersi ulteriormente.
Qual è il lavoro concreto di Operatori Sanitari nel Mondo in Congo?
La nostra organizzazione supporta il personale locale, fornisce assistenza medica, formazione sanitaria e attività di prevenzione nelle comunità più vulnerabili. Una parte fondamentale del lavoro è anche sensibilizzare la popolazione sui comportamenti da adottare per limitare il contagio.
Inoltre, i nostri operatori sanitari presenti in Italia stanno inviando il maggior quantitativo possibile di materiale medico e dispositivi di protezione per aiutare ad affrontare questa emergenza. È uno sforzo continuo di collaborazione e solidarietà internazionale che coinvolge tutto il nostro personale.
Cosa serve oggi per fermare davvero questa epidemia?
Servono risorse, cooperazione internazionale e continuità negli aiuti. Le epidemie non si fermano solo con i farmaci: servono fiducia nelle istituzioni, informazione corretta e presenza costante sul territorio. È una battaglia sanitaria ma anche sociale e umana.
Cosa pensa quando sente parlare dell’Ebola da parte di medici italiani che non hanno mai lavorato direttamente in queste aree?
Credo che molti possano parlare basandosi su ciò che hanno studiato o letto nei libri, ed è importante anche quello. Ma conoscere davvero l’Ebola è un’altra cosa. Bisogna vivere il campo, stare accanto ai pazienti giorno e notte, vedere la sofferenza, affrontare la paura e lavorare nelle condizioni reali in cui questa malattia colpisce. Solo così si comprende fino in fondo cosa significhi combattere un’epidemia come questa.
A mio modesto parere, una delle poche persone davvero in grado di spiegare cosa sia realmente l’Ebola è il dottor Roberto Scaini, una figura che ho sempre stimato e apprezzato profondamente per la sua esperienza e il lavoro svolto sul campo.
Che messaggio vuole lanciare alla comunità internazionale?
Non dobbiamo aspettare che un’emergenza diventi globale per intervenire. Aiutare il Congo oggi significa proteggere milioni di persone e rafforzare la sicurezza sanitaria internazionale. La salute non ha confini.





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