Nuova emergenza Ebola in Ituri: il Congo torna a tremare
- 15 mag
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Mentre il mondo guarda altrove, nella provincia dell’Ituri, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, è stata confermata una nuova epidemia di Ebola.
Attualmente i casi sospetti sono già centinaia e decine di persone hanno perso la vita.
(Circa 250 positivi con piu' di 60 morti)
Le aree più colpite sono Mongwalu, Rwampara e alcune zone vicine a Bunia, territori fragili, difficili da raggiungere e già devastati da conflitti, povertà e mancanza di strutture sanitarie adeguate.
Per chi vive qui, Ebola non è solo una malattia. È paura. È isolamento. È famiglie distrutte. È bambini che restano soli. È operatori sanitari costretti a lavorare senza mezzi sufficienti.
E mentre l’attenzione internazionale spesso arriva tardi, sul territorio le persone continuano a lottare ogni giorno per sopravvivere.
Negli ultimi giorni i costi di tutto sono aumentati drasticamente:
il cibo terapeutico è sempre più difficile da reperire,
molti prodotti vengono acquistati al mercato nero,
i trasporti sono diventati costosissimi,
e raggiungere i villaggi significa affrontare rischi enormi.
Solo per muoverci con una jeep servono circa 40 euro al giorno, senza contare carburante medicinali, alimenti terapeutici e materiali sanitari.
Chi lavora sul campo sa bene cosa significa: ogni intervento costa fatica, tempo e risorse. Ma fermarsi oggi significherebbe lasciare sole migliaia di persone.
Per questo continuiamo ad andare avanti.
Abbiamo bisogno di sostegno, attenzione e vicinanza. Non solo per affrontare l’emergenza di oggi, ma per costruire qualcosa di più stabile anche per il futuro delle organizzazioni che operano sul territorio.
Perché aiutare non significa solo intervenire quando scoppia una crisi. Significa creare strumenti che permettano di continuare a esserci anche domani.
L’Africa non può essere ricordata solo durante le emergenze. Ebola è tornata. E questa volta non possiamo permetterci di ignorarlo





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