La situazione nella regione del Kivu e esplosiva. L’appello degli operatori sanitari e dei cooperanti : non lasciateci soli.
- 10 giu
- Tempo di lettura: 2 min
La situazione nel Nord Kivu, la strategica regione della Repubblica Democratica del Congo, ha raggiunto un punto critico dopo l’omicidio del governatore Peter Cirimwami. Eppure gran parte del mondo continua a ignorare il conflitto, anzi i conflitti, che da anni insanguinano il parse e spegnendo le speranze che prima o poi l’orrore della guerra possa finire.
Come ricorda Claudio Scatola, che con “Operatori sanitari nel mondo” opera da decenni in Congo, era solo questione di tempo prima che la situazione degenerasse.
Il suo, e quello degli altri cooperanti nel paese, attivista per i diritti umani, è un appello accorato per una risposta internazionale immediata, la crisi umanitaria in corso è a un punto di non ritorno e richieda un’azione immediata.
Da tempo, la popolazione del Kivu vive in un contesto di violenza e sofferenza. Si stimano oltre 15 milioni di vittime, e i campi profughi sono sovraffollati, privi di servizi essenziali. Le organizzazioni umanitarie e i volontari, che operano in condizioni estremamente difficili, necessitano di protezione per poter continuare il loro lavoro. Senza un intervento adeguato, le sofferenze della popolazione locale rischiano di intensificarsi ulteriormente.
L’omicidio del governatore Cirimwami ha scosso la già fragile stabilità della regione. Le notizie in circolazione rimangono frammentarie e inconclusive, ma è chiaro che l’incertezza e la paura non dovrebbero deviare l’attenzione da una verità fondamentale: è imperativo salvare vite umane. La crisi non può restare nell’ombra, definita da Claudio Scatola coordinatore medico di OSNM un «genocidio silenzioso», che deve giungere al termine.
«Le voci provenienti dalla comunità internazionale devono alzarsi in un coro unanime per garantire un’assistenza adeguata e tempestiva. Ogni giorno perso equivale a nuove sofferenze e vite spezzate. È urgente unire le forze, dalle istituzioni pubbliche alle singole persone che desiderano contribuire, affinché si attuino interventi concreti e significativi. Solo così sarà possibile porre fine a questa crisi e ridare speranza a una popolazione che ha già sopportato un peso insopportabile» la richiesta di Scatola a nome dei tanti operatori umanitari nel paese».
Tra le zone più a rischio, Bukavu è senza dubbio la più esposta. Tanti i cooperanti internazionali che si preparano a rientrare per motivi di sicurezza, un segnale ancora più allarmante della precarietà della situazione.
«Le infermiere e il personale di soccorso non devono essere lasciati soli, ma sostenuti e protetti affinché possano continuare ad assistere chi ne ha più bisogno. È fondamentale che il mondo si faccia sentire, che non venga sottovalutata la gravità della situazione nel Nord Kivu e che si lavori insieme per un futuro migliore in Congo»
.
«La dignità umana e il diritto alla vita devono», conclude Scatola rinnovando l’appello a tenere alta l’attenzione sul Congo.Prima che sia troppo tardi.
articolo di Antonella Napoli:
Esperta di questioni internazionali, africanista. È stata insignita per il suo lavoro di giornalista della Medaglia di rappresentanza della Presidenza della Repubblica.





Commenti