COMUNICATO STAMPA
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COMUNICATO STAMPA
Castel Volturno: 43 milioni per un CPR mentre il territorio è al collasso. La denuncia di Claudio Scatola, Presidente della ONG Operatori Sanitari nel Mondo
A Castel Volturno, in provincia di Caserta, è prevista l’apertura di un nuovo Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), con un investimento pubblico di circa 43 milioni di euro. Una scelta che sta generando indignazione e forti polemiche sul territorio.
A intervenire con fermezza è Claudio Scatola, Presidente di Operatori Sanitari nel Mondo, organizzazione impegnata quotidianamente nelle aree più fragili della città. “Questa decisione è uno schiaffo alla realtà che viviamo ogni giorno”, dichiara Scatola. “Assistiamo migliaia di famiglie che non riescono a mangiare, garantiamo supporto sanitario in contesti segnati da degrado, carenze strutturali, emergenze continue legate ad acqua, elettricità e gestione dei rifiuti, soprattutto nei mesi estivi.”
Secondo l’organizzazione, Castel Volturno non può essere raccontata solo attraverso una minima parte riqualificata: la maggioranza del territorio vive in condizioni critiche, ignorate da chi oggi decide di destinare milioni di euro a una struttura ritenuta inutile e dannosa rispetto alle vere priorità.
“Questo CPR non è una risposta, è un errore grave”, prosegue Scatola. “Si continua a investire in contenimento e detenzione invece che in integrazione, servizi essenziali e sviluppo sociale. È una scelta miope del Governo italiano, distante anni luce dai bisogni reali delle persone.”
Al centro della denuncia vi è anche la gestione fallimentare del fenomeno migratorio: iter burocratici interminabili per ottenere documenti, assenza di politiche concrete per l’inserimento lavorativo e totale mancanza di visione. “Così si alimenta solo irregolarità, marginalità e tensione sociale”, aggiunge.
Operatori Sanitari nel Mondo lancia quindi un appello deciso: fermare l’apertura del CPR e destinare le risorse a interventi strutturali per migliorare le condizioni di vita della popolazione locale. “Non servono nuove gabbie, servono risposte. Servono dignità, servizi, diritti.”
Il caso riapre con forza il dibattito nazionale sull’utilizzo delle risorse pubbliche: continuare a finanziare strutture di trattenimento o investire concretamente nelle comunità già in difficoltà.
Ufficio Stampa
Operatori Sanitari nel Mondo





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