RDC: Il ritorno di Kabila e la miccia accesa nella Regione dei Grandi Laghi
- 5 giu
- Tempo di lettura: 2 min

Un articolo originale di Antonella Napoli – Focus on Africa, 4 giugno 2025
Kabila a Goma: tra accusa di tradimento e nuove alleanze con l’M23
Joseph Kabila è tornato. Ma non a Kinshasa. È riapparso a Goma, nel cuore del Nord Kivu, una delle aree più martoriate della Repubblica Democratica del Congo, oggi parzialmente sotto il controllo dell’M23, gruppo ribelle filo-ruandese. Una presenza che inquieta e che suona come una sfida diretta al presidente Félix Tshisekedi, rieletto a gennaio, ma sempre più contestato da una parte del Paese.
A poco più di un anno dalla sua uscita ufficiale di scena, e a pochi giorni dalla revoca dell’immunità parlamentare per “alto tradimento” e “partecipazione a un movimento insurrezionale responsabile di crimini di guerra e contro l’umanità”, Kabila ha scelto di tornare proprio lì dove la tensione è massima.
Che si tratti di un tentativo disperato di evitare la giustizia o dell’anticamera di un progetto secessionista, il ritorno dell’ex presidente apre scenari di instabilità profondi, con ripercussioni non solo interne, ma anche regionali. La sua influenza nella politica congolese non si è mai del tutto dissolta, e le critiche al governo attuale – definito “una dittatura” – continuano a far breccia in settori importanti della popolazione.
Intanto, mentre il paese rischia di sprofondare in un nuovo baratro politico, la crisi umanitaria tocca picchi senza precedenti. Il Programma Alimentare Mondiale ha lanciato l’allarme: oltre 7,9 milioni di persone nelle province orientali vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta. A peggiorare la situazione è l’offensiva militare dell’M23, che ha aggravato violenze e sfollamenti.
Ma è sul piano politico e geopolitico che il ritorno di Kabila si carica di significati più oscuri. Secondo fonti locali e internazionali, l’ex presidente avrebbe partecipato a incontri informali, facilitati dalla Chiesa cattolica, con figure legate all’M23, sia in Kenya che in Uganda. Si rafforza così l’ipotesi di una strategia di destabilizzazione volta a ricollocare Kabila come figura centrale del potere, magari sfruttando fratture interne allo Stato e segmenti dello “stato profondo” congolese.
Gli scenari sono molteplici, nessuno privo di rischi:
Uno scontro militare diretto tra Kinshasa e Kabila, difficile da sostenere per l’esercito regolare, che fatica a riprendere il controllo dei territori.
Una coabitazione forzata e instabile, magari con la mediazione degli Stati Uniti, interessati a garantire l’accesso alle risorse minerarie strategiche in cambio di una fragile stabilità.
Un accordo politico di coalizione, con Kabila che offre supporto per un cessate il fuoco con l’M23 in cambio di un ruolo nel governo o nella gestione delle risorse dell’Est.
Quale che sia l’esito, il ritorno di Kabila è destinato a lasciare un’impronta profonda. Perché non si tratta solo di politica, ma di equilibri delicatissimi in una regione dove ogni mossa può costare migliaia di vite.
Fonte originale: Antonella Napoli, Focus on Africa, 4 giugno 2025
Comentários