Intervista a Therese' Radaelli coordinatrice e responsabile dei progetti in AFRICA
- 14 mag
- Tempo di lettura: 3 min
Da quanti anni lavorate nell’est del Congo?
Lavoriamo nell’est del Congo da circa cinque anni, in un contesto estremamente complesso dal punto di vista sanitario e umanitario.
In quali province o comunità siete presenti attualmente?
Siamo presenti principalmente nelle province del Nord Kivu e del Sud Kivu, collaborando con ospedali, centri sanitari e comunità locali.
Quali sono i principali problemi sanitari e umanitari che affrontate ogni giorno?
Le emergenze principali sono la malnutrizione, i conflitti armati che generano insicurezza e sfollamenti, la carenza di farmaci e il difficile accesso alle cure mediche.
Quali categorie di persone hanno più bisogno di assistenza?
I più vulnerabili sono soprattutto bambini e donne, in particolare madri e minori colpiti da malnutrizione, povertà e conseguenze del conflitto.
Qual è l’impatto del conflitto sulla salute e sulla vita quotidiana della popolazione? Il conflitto limita fortemente l’accesso agli ospedali e ai farmaci, rende difficile reperire cibo e costringe molte famiglie a vivere in condizioni estremamente precarie.
Quali difficoltà incontrate nel mantenere operative cliniche, ospedali e centri medici nelle zone più isolate?
Le difficoltà principali riguardano la sicurezza e l’accessibilità: molte aree sono difficili da raggiungere a causa delle condizioni delle strade e della presenza di gruppi armati.
A che livello è oggi la sostenibilità delle strutture sanitarie dove operate?
Molte strutture sopravvivono con enormi difficoltà economiche. Spesso mancano i fondi necessari per garantire manutenzione, personale e continuità dei servizi.
Quali sono oggi le vostre necessità più urgenti?
Abbiamo bisogno cibo terapeutico per la malnutrizione pronto all'uso di farmaci di base, medicinali per malattie croniche come il diabete, antidolorifici, attrezzature mediche e fondi per sostenere il personale sanitario locale.
Perché secondo voi è difficile trovare finanziamenti per progetti umanitari nell’est del Congo?
La crisi economica globale e altre guerre attirano gran parte dell’attenzione internazionale. Inoltre, il Congo rimane spesso poco raccontato dai media e questo riduce la sensibilità dell’opinione pubblica.
In che modo la mancanza di fondi limita concretamente il vostro lavoro sul campo? Senza finanziamenti è impossibile garantire continuità agli aiuti: meno farmaci, meno personale, meno interventi salvavita.
Che problemi incontrate con la dogana quando spedite medicinali e aiuti umanitari? I costi di importazione sono molto elevati e la corruzione rappresenta ancora un ostacolo concreto.
Quanto incidono ritardi burocratici e costi di importazione sulla possibilità di salvare vite?
Incidono moltissimo. Ritardi e blocchi burocratici possono compromettere interventi urgenti e mettere a rischio vite umane.
La corruzione locale rappresenta ancora un ostacolo importante? In che modo?
Sì. In alcuni casi gli aiuti o i materiali possono essere sequestrati o bloccati, rallentando il lavoro umanitario.
Quali rischi affrontano quotidianamente i vostri operatori sanitari e volontari?
I principali rischi riguardano la sicurezza personale, soprattutto nelle aree colpite dai combattimenti o difficili da raggiungere.
Come collaborate con le comunità locali per garantire cure durature?
Lavoriamo attraverso piccoli ospedali e centri sanitari decentrati, formando personale locale e raggiungendo direttamente le comunità più isolate.
Quali risultati concreti avete ottenuto negli ultimi anni?
Abbiamo contribuito ad aumentare il numero di bambini usciti dalla malnutrizione acuta e migliorato l’accesso alle cure in diverse comunità vulnerabili.
Quali sono le emergenze sanitarie più frequenti nella regione?
Le emergenze più frequenti sono i traumi legati alla guerra, la malnutrizione e le epidemie.
Quanto è difficile raggiungere i villaggi più isolati?
È molto difficile, sia per le condizioni delle strade sia per i problemi di sicurezza.
Cosa succederebbe alla popolazione locale se questi progetti umanitari venissero interrotti?
La situazione, già estremamente fragile, peggiorerebbe rapidamente, lasciando migliaia di persone senza cure e assistenza.
In che modo aziende, fondazioni e donatori internazionali possono contribuire concretamente?
È fondamentale aumentare i bandi e rendere accessibili i finanziamenti anche alle piccole ONG, che spesso svolgono un lavoro essenziale sul territorio.
Qual è il messaggio che volete lanciare a chi potrebbe decidere di sostenervi?
Chiediamo di non dimenticare le persone che vivono in condizioni di estrema difficoltà. Anche un piccolo aiuto può fare la differenza e salvare vite umane.
Therese' Radaelli coordinatrice e responsabile dei progetti in AFRICA





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